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Achille Bonito Oliva

curatore

museo Palazzo delle Esposizioni
"GAPscape - State of Art - Italia"

Roma, Maggio 2016

L’arte è una domanda sul mondo, e l’artista è un inviato speciale nella realtà.
L’arte è un massaggio del muscolo atrofizzato della sensibilità collettiva è l’irruzione di un gesto catastrofico sull’equilibrio del linguaggio interpersonale e paradossalmente la capacità di giocare tra catastrofe e comunicazione. Minya riesce con equilibrio a manovrare entrambi gli aspetti. ...altro

Attraverso la catastrofe linguistica e la rottura sviluppa, produce e crea immagini personali a partire dall’osservazione che lei produce nei confronti del mondo e delle sue realtà. E dall’altra parte attraverso la forma ci comunica il buon fine di questo atto catastrofico. E pure, l’atto catastrofico questa volta intende cogliere nella realtà sociale che circonda l’artista, ma direi anche il suo pubblico - le eccellenze – figure che sul piano morale, economico, sociale, politico sono state e sono capaci con loro comportamento di valorizzare l’identità del proprio paese; in questo caso l’Italia.
L’Italia è un paese di poeti, guerrieri e navigatori ci dice un’antica retorica del passato. E pure il ventaglio di personaggi scelti dall’artista sono assolutamente documentati sia dalla storia personale di ognuno, ma direi anche dalla capacità di essere trasfigurati in icone.
L’intervento catastrofico sull’linguaggio va felicemente a buon fine in quanto l’artista pratica una tecnica assolutamente personale. Riesce a riportare sulla superficie speculare con pixel e adeguata assistenza manuale dell’artista per produrre una figurazione, una rappresentazione, uno spostamento dalla vita all’opera di personaggi riconoscibili, ma questa riconoscibilità passa attraverso la griglia linguistica. Un sistema formale, originale che dimostra quanto l’arte che parte da un empito morale è una domanda sul mondo attraverso una risposta linguistica assolutamente adeguata e accurata.
La figurazione nel caso produce una galleria, l’esemplare di eccellenze esistenziali comportamentali, professionali che producono modelli di comportamento attraverso la contemplazione che il pubblico può assumere di queste figure e partecipare da fermo, attraverso questa nuova iconografia, a sviluppare, massaggiare il muscolo atrofizzato della sensibilità collettiva.
Opera sociale è questa collettivamente organizzata che produce nuovi processi di conoscenza. Nel nostro caso, conoscenza di nuovi modi di produrre l’immagine, di praticare la pittura, e dall’altra parte direi la capacità di creare, illustrare la storia del nostro paese.

 

Nicola Zingaretti

Presidente della regione Lazio

museo Palazzo delle Esposizioni
"GAPscape - State of Art - Italia"

Roma, Maggio 2016

“GAPscape – STATE OF ART – ITALIA” mostra l’estro di un’artista originale e attuale come Minya e, insieme, un’idea dinamica e positiva dell’Italia, come fucina di talenti, terra di professionisti appassionati e intelligenze. Per questo la Regione Lazio ha deciso di sostenere questo evento culturale, che potrà avvalersi del prezioso contributo di Achille Bonito Oliva, promotore del progetto. ...altro
Per me, l’emozione è particolare, dal momento che tra i trenta volti ritratti da Minya c’è anche il mio. E in questa doppia veste, di protagonista e fruitore, osservo e apprezzo un lavoro di grande pregio artistico e di forte impatto. Tra i volti scelti da Minya ci sono quelli di uomini e donne impegnati in settori professionali diversi: dall’arte allo sport, dallo spettacolo alla politica, passando per l’impegno civile e umanitario.
Uomini e donne che l’autrice della mostra definisce “ambasciatori del made in Italy”, di cui sono patrimonio nazionale e internazionale. Personaggi provenienti da tante città italiane diverse e tutti uniti nella rappresentazione del “corpo” e dell’”anima” del nostro Paese. Minya è riuscita a immortalare un patrimonio di luoghi e persone che sono divenuti patrimonio comune. Questo è senza dubbio un progetto innovativo, moderno, vivace e sicuramente diverso da molti altri.

 

Giovanni Malagò

Presidente del CONI

museo Palazzo delle Esposizioni
"GAPscape - State of Art - Italia"

Roma, Maggio 2016

Un progetto artistico che lascia il segno. Che esalta l’eccellenza del made in Italy, valorizzando – attraverso ritratti speciali – la straordinarietà del nostro Paese, grazie all’unicità dei personaggi che lo caratterizzano. Achille Bonito Oliva ha saputo realizzare tanti piccoli capolavori confezionando, con il supporto di Minya, un’opera che può diventare il biglietto da visita più efficace per promuovere l’immagine vincente della tradizione tricolore, anche per sostenerci nelle sfide in cui siamo impegnati, tra cui quella olimpica chiamata Roma 2024. ...altro
Tanti protagonisti, un unico comune denominatore: il senso di appartenenza nei confronti delle nostre radici, l’orgoglio di rappresentare e sventolare – con legittima fierezza – una tradizione che si specchia del successo. Sono particolarmente orgoglioso che questo progetto abbia una forte matrice sportiva e non parlo del sottoscritto ma degli atleti, dei campioni che veicolano l’immagine più bella della nostra patria, che scrivono la storia con il loro esempio fatto di talento e di determinazione, perché ogni traguardo va costruito con abnegazione e con determinazione. E’ una lezione che si riflette nella quotidianità, che fa dello sport uno stile di vita, concetto che questa preziosa galleria sa impreziosire con una sapiente vena artistica. E’ la proiezione di una cultura che ci contraddistingue, di un linguaggio universale capace si abbracciare ogni ambito. Perché sa parlare con la sinuosità e l’eleganza dei tratti, con l’espressività delle sfumature, con la ricchezza dei dettagli. E’ un inestimabile patrimonio da custodire per alimentare la storia dell’Italia.

 

Mario De Simoni

Direttore Generale del Palazzo delle Esposizioni

museo Palazzo delle Esposizioni
"GAPscape - State of Art - Italia"

Roma, Maggio 2016

Il Palazzo delle Esposizioni è lieto di ospitare il progetto “GAPscape – STATE of ART – Italia”, promosso e curato da Achille Bonito Oliva, che attraverso i quadri/ritratti di tanti eminenti italiani di oggi, opera di Minya, intende rappresentare una sorta di ideale viatico artistico per il percorso della candidatura di Roma sede olimpica 2024, e per questo arriva da noi con il sostegno del Comitato Roma 2024. ...altro
È bene che tutte le forze del Paese partecipino a questo grande tentativo, e che anche la cultura, i suoi luoghi e le sue espressioni possano esprimere il proprio ruolo da protagonisti delle vicende nazionali. Proprio come accade in questa occasione, un progetto in cui confluiscono un grande suscitatore di cultura e di pensiero come Bonito Oliva, un’artista originale e attenta ai temi della comunicazione come Minya, la generosa disponibilità dei tanti personaggi che si sono fatti ritrarre, e una sede importante come il Palazzo delle Esposizioni.
Siamo certi che questo spirito di collaborazione intellettuale e istituzionale, concretizzatosi nella realizzazione del progetto “GAPscape – STATE of ART – Italia”, possa e debba accompagnare l’intero cammino della candidatura di Roma 2024.

 

Corriere della Sera

"Minya Mikic, celebrità made in Italy"

Maggio 2016

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La Repubblica

"Roma, le icone di Mikic a Palazzo delle Esposizioni"

Maggio 2016

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RAI

Maggio 2016

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ANSA

"Minya, l'eccelenza da Eco a Bocelli"

Maggio 2016

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La Repubblica

"Made in Italy" - Incredibile Bebe Vio: la scherma è la vita

Maggio 2016

Exibart

"Lo stato dell'arte in Italia"

Maggio 2016

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Leggo

Maggio 2016

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La Voce

Il "GAPscape" di Minya Mikic

Maggio 2016

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Loredana Barillaro

curatrice

mostra personale in galleria Ellebi
"Comunicazione visiva che raccontano l'uomo"

Cosenza, April 2012

Un discorso che non è mai univoco quello tessuto nei lavori di Minya, mediante parole che non sono tali, ma che si traducono, come in un passato arcaico, in linee e simboli. Nessuna retorica, rievocazione dei linguaggi che furono, ma è necessario accennarvi poiché è da ciò che l’artista parte per illustrare il suo percorso. Un percorso lungo dieci anni che racconta i meccanismi della comunicazione, così mutevoli: dall’arte rupestre, con i suoi graffiti, ad oggi, un’epoca in cui la tecnologia viaggia a velocità estreme. Una riflessione sul linguaggio e attorno al linguaggio. ...altro
 Forse una nuova street artist? Ma non nel senso che conosciamo tutti, la sua è un’azione nomade che non lascia traccia indelebile nello spazio su cui “poggia”. Essa determina un dare ed un ricevere, dal contesto geografico-spaziale a quello della superficie pittorica, quando questa è una lastra in plexiglass – come estensione ed evoluzione della tela – materiale che, per nulla invasivo, permette all’artista un singolare intervento sul paesaggio. Forse una performance il cui risultato potrebbe essere una documentazione in post produzione. Un itinerario, una mappa incisa, così come incise appaiono le sue opere, strascichi di storie a narrare vicende umane su superfici frammentate, rugose. Minya simula i pixel delle immagini digitali, a creare una linea di congiunzione fra il presente ed il passato, determinando accattivanti piani tattili e oltre che visivi. Una continua ricerca, tecnica e del pensiero, un percorso costante senza voli pindarici le consente però di ottenere risultati sempre nuovi in opere che si evolvono nel corso degli anni.
Nelle opere di Minya le linee ed i movimenti a volte sinuosi, talora graffianti, nervosi costituiscono la parte umana, primordiale, su materiali contemporanei. Ecco allora che il gesto libero si affianca alla regola, al metodo, così necessario per esprimere l’idea. Forse Minya costruisce un corpo, vi è l’anima e vi è la carne. Una carne segnata, incisa, che muta la sua natura per divenire altro da sé. Stratificazioni di materia come stratificazioni di epoche lontane che salgono alla superficie attraverso tagli, cunicoli o rilievi. Quasi un mondo parallelo, l’immagine negativa di ciò che sta al di qua. Non è mai un lasciarsi andare assoluto, non è il caos. Figurazioni segmentate e ricomposte attorno a cui il nostro movimento, forse, altro non è, che una danza rituale pronta, ancora una volta, a ricondurci indietro nel tempo.
Ma una superficie in plexiglass non è solo trasparenza, è determinazione e volontà, poiché, qui, non c’è ripensamento.
Davanti alla parete si coglie l’essenza, la parte pittorica che mediante acquista una particolare tridimensionalità, particolare perché non tangibile, mutevole con il mutare della luce. Un “quadro” in plexiglass non finisce mai, ma cambia, si evolve nell’incontro inevitabile con quanto sta oltre e attorno.
GAPscape è proprio questo, osservare, scrutare attraverso crepe e fessure e la Urban Art di Minya è quella che agisce sul paesaggio, da esso forse trae origine. Luoghi come New York, Roma, Londra, mutano il loro aspetto, la loro natura e al contempo il “quadro” diviene elemento classico o grida forte la sua contemporaneità. Non è più un inglobare il “testo” nei limiti del quadro conferendogli “vita eterna”, ma si tratta di un’esperienza del qui ed ora e mai a senso unico.
Il suo percorso artistico non si ferma qui, ed ecco che altri soggetti, nuove sperimentazioni formali si delineano nel suo lavoro, i ritratti. Qui, più che altrove le luci, le ombre, le linee dei volti, gli sguardi, sono il risultato di un gioco prospettico fra il dentro e fuori. Ella aggiunge quando qualcosa manca e sta a guardare quando è la luce ad intervenire.
Dunque lavori mutevoli che modificano e si modificano in relazione al contesto. Minya interviene per organizzare lo spazio, e lo fa con semplici “regole”, senza imposizione alcuna, solo fornendo uno strumento per un’osservazione che sia il più possibile soggettiva. Non c’è un prima e un dopo, vi è semplicemente una visione mutevole e simultanea attorno a cui movimenti “ancestrali” ne ricordano l’origine.

 

Andrea Palermo

critico d'arte

galleria Edieuropa
"Linguaggi primordiali nella concezione moderna di Minya"

Roma, April 2011

Nel ricordo ancestrale dell'uomo i simboli sono alla base delle tradizioni tramandate nel tempo. Primi coloro che recarono sulla roccia i marchi indelebili che narrano di tempi infinitamente lontani ma che trovano spazio nei nostri pensieri cancellando l’oblio nella nebbia della storia. Figure disegnate, scolpite, nate dallo sguardo affascinato dei primi uomini che guardavano con stupore la creazione maestosa della natura non da semplici spettatori ma da attori capaci di decidere le sorti dell’umanità con le loro azioni e con i loro linguaggi trascritti, consapevoli di lasciare ai posteri la ricetta alchemica dell’immortalità, che solo l’arte può donare all’uomo. ...altro
I simboli con i quali la bravissima artista Minya parla oggi al mondo dell’arte non sono solo frutto di un linguaggio moderno ma arrivano direttamente da quelle pitture rupestri rimaste impresse nella sua mente e che oggi riemergono in tutta la loro bellezza cromatica e simbolica delle sue opere. La sua arte sembra fondersi con la storia delle sue origini serbe, nella bellissima Novi-Sad città antichissima abitata già oltre 4500 anni fa da insediamenti paleolitici, e quegli uomini e quei simboli hanno trovato in Minya la degna mentore dei loro ancestrali messaggi. Minya non è solo un’artista che dipinge le sue tele per piacere agli occhi della gente, lei cerca di parlare attraverso i colori e le sue sinuose figure a tutti coloro che si soffermano ad ammirare le sue opere, in esse si nascondono il mistero della nascita della vita nei vorticosi passaggi che attendono l’essere umano affinché la sua esistenza venga alla luce. L’artista intende attraverso la sua arte astratta, in una metafora trasmettere il logos nascosto della storia dell’immagine, perché ogni opera ha un proprio linguaggio e una propria storia a sé e non ammette ripetizioni. I suoi dipinti nascono su elementi destinati a divenire schiavi della luce che li proietta in una dimensione irreale nascosta solo dalla mancanza onirica dell’uomo moderno. Chi osa sognare e guardare oltre le opere di Minya trova la bellezza del passaggio del tempo in ogni suo attimo, anche un solo minuto può divenire fondamentale per comprenderle perché attraversate dal riflesso diverso della luce che inderogabilmente concede al tempo l’onore delle armi, ogni minuto trascorso intensamente ad ammirare quelle strade infinite di colore ci rende edotti che i suoi dipinti non hanno una collocazione temporale, perché esse sono il tempo stesso che passa e che proietta su di esse la dimensione dell’essere, solo se lo si vuole, o del non essere, se ci si lascia annullare dal pensiero moderno che ferma il suo sguardo solo al primo battito di ciglia. I pigmenti puri con i quali Minya opera sono quel legame indissolubile tra l’antico e il moderno tra i linguaggi primordiali e le espressioni odierne che nascono dalla tecnologia del graphic-design di nuova concezione, essa intende rendere le sue opere un testamento ai posteri del suo essere, semplice e delicata negli andamenti tenui dei colori pastello ma forte e orgogliosa nei graffi rosso fuoco alimentati dalla passione per l’arte che è il fondamento per chi vuole lasciare opere non anonime ma indissolubili nel tempo. Minya con il suo modo di interpretare l’arte informale diviene metaforicamente il fulcro di una clessidra che vede scorrere le sabbie di un passato pittorico e interpretativo del mondo nella prima parte dell’ampolla, riproponendola in chiave moderna e emblematica nella seconda. Il suo essere è perennemente diviso tra quello che è stato e quello che sarà, tra la sua odierna vita a Roma, la città emblema del mondo antico e la modernissima New York, la metropoli espressione del futuro, tra la tela: supporto sulla quale esalta i colori della dimensione del mondo reale e visibile e il plexiglas: sul quale le figure avide di luce vengono proiettate nella dimensione più profonda. “Amo sperimentare e giocare esplorando tecniche sempre diverse.. mi piace molto lavorare i pigmenti… creare un forte contrasto usando materiali opposti come plexiglas e pigmenti naturali” con questo pensiero Minya intende stupire il mondo dell’arte moderna sempre alla ricerca di nuovi linguaggi espressivi e comunicativi che riescano a stupire lo spettatore, ogni opera è a se ogni opera ha una sua collocazione ben precisa, ogni opera illude e persuade lo sguardo, ogni opera trasmette sensazioni diverse, ogni opera nasce con un titolo ben preciso che la colloca nella riflessione più profonda dell’umana comprensione. GapScape questo è il termine con il quale chiamare la sua arte e con la quale Minya intende la sua arte, quell’andare oltre ogni concezione, la ricerca irrefrenabile della legenda metropolitana dell’essere e del non essere, di quella porta ancestrale che permette di oltrepassare l’oltre di ogni dimensione quella fessura temporale infinita sogno dell’animo umano. Minya, figlia di artisti, termina gli studi presso l’Accademia delle Belle Arti di Novi-Sad e insegnante di Graphic Design, prima di conseguire la Laurea nel 1999 si trasferisce a Roma dove vive ed opera. In questi anni ha effettuato numerose mostre in tutta Italia compresa una meravigliosa estemporanea all’ombra del Colosseo sino ad approdare nel 2006 alla ribalta delle sale espositive NewYorkesi nel cuore della celebre Manatthan. Pablo Picasso diceva : “La pittura è una professione da cieco: uno non dipinge ciò che vede, ma ciò che sente, ciò che dice a se stesso riguardo a ciò che ha visto.” In questo aforisma c’è racchiusa l’arte di Minya.

Corriere della Sera

"Minya Mikic sulla scia della storia "

Maggio 2010

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Golf & Eventi

La rivista Golf & Eventi dedica la sua intera seconda pagina alla mostra personale di Minya nella galleria Tartaruga a Roma.

agosto 2010

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Italia Sera

Valleria Bittarelli de "Italia Sera" riporta della mostra di Minya alla "Galleria della Tartaruga"

Guigno 2010

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Il Messaggero

Il critico d'arte Danilo Maestosi su "Il Messaggero"

Giugno 2010

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Andrea Romoli Barberini

critico d'arte

mostra personale nella galleria Tartaruga

"Minya, dal delta alle sorgenti del linguaggio"

Roma, Maggio 2010

Un “racconto” visivo in chiave squisitamente aniconica che, nel negare ogni referenzialità dell’immagine, consente ai segni di generarsi e organizzarsi liberamente per ricostituire, quasi si trattasse di un’esperienza di laboratorio, la fase embrionale del linguaggio.
In questa sofisticata contraddizione, che formalmente include alcune componenti della cultura informale per negarle con la programmaticità degli obiettivi della ricerca, risiede il nodo centrale dell’esperienza pittorica più recente di Minya. ...altro
Un “racconto”, una narrazione, s’è detto, la cui sintassi va cercata nell’opera e al di fuori di essa, nel nesso, talvolta insospettabile, che lega un elaborato all’altro in un rapporto di causa ed effetto e che, come più volte affermato da Minya, tende a restituire allo sguardo una sorta di storia della comunicazione rielaborata e, in certo senso, rivissuta nella dialettica tra segno e materia, propria della pittura.
A guardare nel recente passato di questa artista è possibile rintracciare anche una significativa rettifica di percorso, quasi un pentimento, che non smentisce la coerenza del suo corpus pittorico ma che anzi ne esalta il rigore, quasi a voler spostare ancora più indietro nel tempo il punto di partenza di questa sua complessa ricognizione.
Il riferimento va a quella pur accattivante serie di opere in cui si potevano distinguere lacerti figurali, memori delle pitture rupestri preistoriche, discretamente inseriti nei supporti come una sorta di indizio cronologico, di indiscutibile forza evocativa, concesso all’osservatore.
Frammenti di forme referenziali, tentazioni iconiche, del tutto sparite dalle opere più recenti senza conseguenze sulla “riconoscibilità” dell’artista che resta efficacemente affidata al clima arcaico che scaturisce, in questi manufatti al pari di quelli passati, da una materia spessa e porosa, solcata da segni di vario registro. A una gestualità viscerale che graffia le superfici con diversa energia, si uniscono infatti calligrafici arabeschi e modulazioni materiche regolari, ottenute con stampi elementari proprio alla maniera di certe soluzioni preistoriche.
I supporti così organizzati nelle loro seducenti trame segniche e nella ridondanza di una materia fatta di terre e pigmenti, si presentano come veri e propri palinsesti pittorici, stratificazioni di superfici diverse e sovrapposte individuabili grazie alle loro stesse discontinuità, ai solchi, alle cavità, ai rilievi che rinviano ad epoche, ere diverse. Sono le sedimentazioni di un istinto comunicazionale che, nella sua fase magmatica, precede la codificazione dei segni.
Una pittura da interpretare quindi come una sorta di esperienza metalinguistica che sembra voler risalire il grande fiume del linguaggio, a partire dalla complessità del suo delta, dato dal nostro presente, per raggiungere la sua sorgente, e con essa il grado zero della comunicazione.
La necessità di far coesistere e interagire, nello stesso manufatto, segni di epoche diverse ha da qualche tempo imposto all’artista l’utilizzo di materiali trasparenti in luogo delle tradizionali tele.
Minya, attraverso l’uso e la lettura bifronte di questi nuovi supporti esalta l’idea di successione e sovrapposizione temporale del segno, dal passato al presente, dalla materia per la rappresentazione al qui e ora della realtà viva e presente e viceversa, concedendo così all’opera la possibilità di una contaminazione, dinamica e mai stabile grazie alla trasparenza che ingloba azioni e situazioni del mondo circostante.
Ben al di là del concetto tradizionale di quadro, queste opere, come dimostrato dalle sperimentazioni condotte dall’artista nei luoghi della vita comune (spiagge, monumenti storici), cercano ora una diretta relazione con la realtà, non intesa come possibilità rappresentativa, ma come occasione di appropriazione, condivisione e contaminazione. Una pittura che ora, consapevolmente, senza negare e anzi radicalizzando la sua identità disciplinare, cerca un rapporto diretto e simultaneo con il seducente divenire dell’irrefrenabile performance del mondo nell’incontrollabile complessità dei suoi segni.

La Voce

La Voce dedica un articolo alla mostra personale di Minya alla "Galleria della Tartaruga" in via Sistina a Roma

Maggio 2010

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Valeria Greppi

curatrice

Monografia, mostra personale a Monkdogz NY

"Arte - forma di comunicazione"

New York , Ottobre 2008


Comunicare è sempre stata una delle necessità primarie dei gruppi umani. Questo bisogno, rappresentato dalla nascita del linguaggio prima e della scrittura dopo, si concretizzò già migliaia di anni fa unitamente alla necessità di tramandare la conoscenza nel corso delle generazioni, attraverso la rappresentazione di immagini con valore di culto e con la funzione di istituzione sociale. ...altro
L’immagine, dalle sue origini, consente inoltre un primo passo verso l’elaborazione della psiche soggettiva infatti esteriorizzando le pulsioni mediante la loro rappresentazione, gli uomini se ne distanziano e ne sospendono l’urgenza. L’Arte figurativa è sempre stata il più potente mezzo espressivo e comunicativo a livello culturale, sociale e religioso attraverso l’evoluzione dell’uomo e della società. Essa ha sempre esercitato il suo potere comunicativo mediante le immagini, che la rendono accessibile alla comprensione di tutti gli uomini e tutti popoli al di là di qualunque problema linguistico o sociale e portando dunque con sé un messaggio chiaro, tramandabile e utilizzabile anche a scopi didattici ed educativi. Con, l’evoluzione della società e le scoperte tecnologiche, anche nel campo delle comunicazioni, si assiste a un notevole cambiamento nel mondo dell’Arte soprattutto per quanto riguarda le sue tecniche di produzione e di RIproduzione. In un periodo storico caratterizzato quindi dalla cosiddetta terza rivoluzione industriale che scaturisce dalla convergenza delle telecomunicazioni e dell’informatica che influenzano ormai tutti i mezzi espressivi dell’uomo, si inseriscono le opere della giovane artista di origini serbe Minya. L’intento di Minya è quello di comunicare visivamente attraverso la sua arte la nascita e l’evoluzione della comunicazione stessa, dalle sue origini primordiali con i disegni rupestri delle scene di caccia fino al nostro quotidiano modo di vivere, dove neanche le tecnologie analogiche che hanno reso possibile la riproduzione del reale bastano più e dove i flussi e i bisogni comunicativi continuano a moltiplicarsi a dismisura, in un luogo e in un tempo in cui la tecnologia digitale annuncia una vera e propria rivoluzione copernicana nei sistemi di comunicazione, dove l’intero universo del comunicabile viene scomposto e ricomposto attraverso una sequenza di operazioni, che vanno dalla fase binaria a quella alfanumerica, poi a quella simbolica e infine a quella rappresentativa vera e propria portando ad un prodotto finale che diviene solo un sistema di rappresentazione e che non ha nessun collegamento e nessuna corrispondenza necessaria con la natura fisica del fenomeno rappresentato. Nell’epoca “benjaminiana” della riproducibilità tecnica, sintomo della massificazione dell’oggetto artistico, anche alla più fedele replica manca un elemento: l’hic et nunc dell’opera, la sua esistenza unica e irripetibile nel luogo in cui si trova, la sua autenticità. Le opere di Minya raccontano, citano e interpretano la comunicazione e le sue tecnologie e contemporaneamente le denunciano e le additano come colpevoli della perdita del fare artistico, responsabili dell’uniformazione dei mezzi. Minya si appropria magistralmente dell’effetto visivo prodotto dalle metodologie digitali riuscendo però a mantenere intatta l’aura di autenticità delle sue creazioni attraverso l’unicità del suo gesto artistico manuale caratteristica che ci rende, come lei stessa afferma, “straordinari ed irripetibili”. L’arte di Minya è densa di significati e arricchita da personali sperimentazioni e interpretazioni della materia lasciata viva sulle tele e sulle lastre trasparenti di plexiglas. E se la natura che parla ad un obiettivo fotografico è diversa da quella che parla all’occhio umano, forse allo stesso modo, il mondo che ci appare attraverso le fessure appena accennate tra i pixel dipinti sulle lastre di plexiglas di Minya potrà essere più facilmente interpretato secondo un differente punto di vista, cercando di “vedere le cose attraverso un altro prisma”.L’immagine, dalle sue origini, consente inoltre un primo passo verso l’elaborazione della psiche soggettiva infatti esteriorizzando le pulsioni mediante la loro rappresentazione, gli uomini se ne distanziano e ne sospendono l’urgenza. L’Arte figurativa è sempre stata il più potente mezzo espressivo e comunicativo a livello culturale, sociale e religioso attraverso l’evoluzione dell’uomo e della società. Essa ha sempre esercitato il suo potere comunicativo mediante le immagini, che la rendono accessibile alla comprensione di tutti gli uomini e tutti popoli al di là di qualunque problema linguistico o sociale e portando dunque con sé un messaggio chiaro, tramandabile e utilizzabile anche a scopi didattici ed educativi. Con, l’evoluzione della società e le scoperte tecnologiche, anche nel campo delle comunicazioni, si assiste a un notevole cambiamento nel mondo dell’Arte soprattutto per quanto riguarda le sue tecniche di produzione e di RIproduzione. In un periodo storico caratterizzato quindi dalla cosiddetta terza rivoluzione industriale che scaturisce dalla convergenza delle telecomunicazioni e dell’informatica che influenzano ormai tutti i mezzi espressivi dell’uomo, si inseriscono le opere della giovane artista Minya. L’intento di Minya è quello di comunicare visivamente attraverso la sua arte la nascita e l’evoluzione della comunicazione stessa, dalle sue origini primordiali con i disegni rupestri delle scene di caccia fino al nostro quotidiano modo di vivere, dove neanche le tecnologie analogiche che hanno reso possibile la riproduzione del reale bastano più e dove i flussi e i bisogni comunicativi continuano a moltiplicarsi a dismisura, in un luogo e in un tempo in cui la tecnologia digitale annuncia una vera e propria rivoluzione copernicana nei sistemi di comunicazione, dove l’intero universo del comunicabile viene scomposto e ricomposto attraverso una sequenza di operazioni, che vanno dalla fase binaria a quella alfanumerica, poi a quella simbolica e infine a quella rappresentativa vera e propria portando ad un prodotto finale che diviene solo un sistema di rappresentazione e che non ha nessun collegamento e nessuna corrispondenza necessaria con la natura fisica del fenomeno rappresentato. Nell’epoca “benjaminiana” della riproducibilità tecnica, sintomo della massificazione dell’oggetto artistico, anche alla più fedele replica manca un elemento: l’hic et nunc dell’opera, la sua esistenza unica e irripetibile nel luogo in cui si trova, la sua autenticità. Le opere di Minya raccontano, citano e interpretano la comunicazione e le sue tecnologie e contemporaneamente le denunciano e le additano come colpevoli della perdita del fare artistico, responsabili dell’uniformazione dei mezzi. Minya si appropria magistralmente dell’effetto visivo prodotto dalle metodologie digitali riuscendo però a mantenere intatta l’aura di autenticità delle sue creazioni attraverso l’unicità del suo gesto artistico manuale caratteristica che ci rende, come lei stessa afferma, “straordinari ed irripetibili”. L’arte di Minya è densa di significati e arricchita da personali sperimentazioni e interpretazioni della materia lasciata viva sulle tele e sulle lastre trasparenti di plexiglas. E se la natura che parla ad un obiettivo fotografico è diversa da quella che parla all’occhio umano, forse allo stesso modo, il mondo che ci appare attraverso le fessure appena accennate tra i pixel dipinti sulle lastre di plexiglas di Minya potrà essere più facilmente interpretato secondo un differente punto di vista, cercando di "vedere le cose attraverso un altro prisma".

Bob Hogge

gallerista

mostra personale nella galleria Monkdogz Urban Art

"GAPscape New York"

New York , Ottobre 2008


Minya è un'artista straordinariamente innovativa e di vastissima intelligenza, il cui uso della texture e del simbolismo è capace di trasportare lo spettatore nel passato e nel futuro simultaneamente, come se stesse scoprendo petroglifi preistorici accanto a un oggetto lasciato da un viaggiatore alieno proveniente da oltre la nostra galassia. ...altro
Vi è qualcosa di seducente e primordiale nel suo uso della forma e della struttura, che rasenta un'eloquenza quasi sensuale. L'uso di tonalità smorzate e di colori primari non fa che accrescere la meraviglia di vivere le sue opere. La bellezza innata di questi lavori risiede nella loro continua evoluzione, alimentata dalla luce, grazie ai materiali utilizzati e alla texture dell'opera. È come se le opere possedessero un'anima, in perenne ricerca di un modo per esprimersi e reinventarsi, adattandosi al nuovo ambiente in cui vengono collocate.

 

"Lettera Internazionale" - 2008

L'opera di Minya sulla copertina del periodico internazionale

  • Lettera Internazionale - 2008

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"GAPscape - Roma"

mostra personale nella galleria Tartaruga
Roma, Maggio 2008

by Mario Cappelli


In attesa delle mostre personali di Minya alla Galleria della Tartaruga di Roma e successivamente alla Monkdogz Urban Art di Chelsea a New York, gli intenditori d'arte in Italia conoscono già questa artista, che espone a Roma e a New York, per le sue precedenti mostre in gallerie italiane e all'estero. ...altro
Quest'anno Minya è stata invitata a partecipare, per la seconda volta dopo il 2003, alla tradizionale mostra primaverile organizzata dall'ARGAM - Associazione delle Gallerie Romane d'Arte Moderna. Nel 2007 ha inoltre partecipato alla fiera d'arte KunStart di Bolzano e in Italia è presente nelle gallerie più prestigiose di Roma, Milano e Novara. A New York espone le sue opere presso la galleria Monkdogz Urban Art a Chelsea. Già nelle sue opere precedenti Minya aveva rivelato il suo fascino e il suo interesse per i primi tentativi di comunicazione visiva dell'uomo primitivo. Confrontando e mettendo in dialogo attraverso la sua arte quella comunicazione con i media e i mezzi di comunicazione moderni, ha creato la sua inconfondibile espressione personale. Mentre quei lavori continuano ad affascinare e incuriosire per la loro raffinatezza e qualità artistica, nella sua collezione più recente Minya offre ancora di più. Accentuando ulteriormente l'idea sottesa agli strati di pigmento, spinge gradualmente le sue figure già stilizzate verso una forma interamente astratta, sublimando così la sua idea di comunicazione visiva. Alla mostra alla galleria Monkdogz di Chelsea nel settembre 2007, ci aveva già offerto un'anticipazione di questa evoluzione. Mentre la sua tecnica rimane caratteristica e riconoscibile, le sue ultime composizioni e forme mostrano il progresso e la maturazione del pensiero artistico dell'autrice. Quando Ed McCormack ha scritto di questa mostra su Art & Studio Magazine, intitolando il suo articolo "Monkdogz Fires a Bold Opening Volley Across the Bow of New Season", ha in realtà intuito il nuovo percorso di Minya. Senza chiedere l'approvazione dell'occhio dello spettatore, mantiene la bellezza interiore delle sue opere, che non è condiscendente ma coinvolgente ed esigente. È anche per questo che le sue opere continuano a deliziare ed entusiasmare anche dopo un'osservazione prolungata e intensa, rivelando nuovi significati e mostrando forme celate. Un altro elemento che arricchisce il valore della sua opera è l'interattività con la luce. Difficilmente ci si aspetterebbe che un'opera realizzata su tela sia così sensibile alla luce. "La gente spesso pensa che esageri quando dico loro che il dipinto sembrerà diverso domani mattina – eppure è così!" afferma Minya. Ed è vero: basta accendere una luce in più o abbassare le persiane, e le opere cominciano ad apparire diverse – forme precedentemente nascoste emergono e nuove ombre si materializzano. Un effetto tutt'altro che ordinario, considerando che è ottenuto con tela e colori tradizionali! Artista versatile e moderna, Minya realizza le sue opere anche su un supporto meno tradizionale: il plexiglass. Spesso questi lavori sono composti da due, tre e talvolta anche quattro strati montati a una distanza di circa quattro centimetri. Gli spazi "vuoti" trasparenti di queste opere hanno la stessa importanza di quelli dipinti, creando insieme una complessa stratificazione di pigmenti e ombre su una superficie fredda e moderna di plexiglass. L'effetto di leggerezza e spontaneità è il risultato di uno studio attento e meticoloso, poiché la tecnica non ammette errori né correzioni. L'inaugurazione della mostra romana avrà luogo il 23 maggio alla Galleria della Tartaruga, nella centrale via Sistina, proprio in cima alla celebre Scalinata di Trinità dei Monti, mentre la mostra newyorkese si terrà alla fine del mese di ottobre presso la Monkdogz Urban Art di Chelsea.

Italia Sera

"Italia Sera" sulla mostra personale di Minya a Roma.

Maggio 2008

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Golf & Eventi

La rivista mensile "Golf & Eventi" scrive dell'arte di Minya

maggio 2007

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Ida Mitrano

"Transformunication"
mostra personale nella galleria Tartaruga

Roma, Maggio 2006

I simboli ritrovati di Minya. Superare la frammentazione dello spazio e la linearità del tempo, recuperandoli nella sincronia dello spazio e del tempo della sua opera, è ciò che connota l'arte di Minya. ...altro
Una chiave di lettura che consente di identificare immediatamente un nucleo poetico di ricerca verso cui convergono le diverse esperienze dell'artista, condotte in vari campi creativi. Il suo interesse per la comunicazione e la necessità di ricongiungersi ai suoi segmenti, riconoscendoli non come fenomeno esteriore, ma al contrario riconoscendone le motivazioni profonde, sono le ragioni che hanno determinato la scelta del soggetto che caratterizza il lavoro attuale. Questa potrebbe essere un'interpretazione sufficiente a fornire una spiegazione semplice, ma che risulterebbe superficiale e riduttiva, se non si percepissero i fermenti vitali e nascosti che costituiscono l'humus stesso della performance artistica di Minya, i quali si rivelano, in effetti, la vera sostanza dell'opera.
La logica che guida l'intervento dell'artista sulla tela, meditato e sperimentato, a prima vista, attraverso studi preparatori, appare deliberatamente in qualche modo apparente, non rigorosa, incapace di controllare completamente nella sua complessità il processo creativo. Non vincolato da una programmazione completa dell'opera, il movimento dell'artista incontra input inaspettati, che consentono un nuovo accesso a un immaginario archetipico, ricercato e ricontestualizzato con grande sensibilità dall'artista.
Non è nemmeno casuale che la superficie dei dipinti diventi uno schermo su cui si raccolgono figure, segni, tracce suggestive di una memoria quasi genetica, che sembrano riemergere sulla tela come scena di quel possibile sincronismo spazio-temporale che l'artista persegue. Un luogo che diventa magico, gravido di simboli remoti, di ritualità, dove tutto conversa, dove tutto è in movimento, dove tutto è pulsante di vita.
Il lavoro di Minya, infatti, non solo affronta il tema della comunicazione in termini di evoluzione del linguaggio, ma comunica esso stesso, presentando una sedimentazione di immagini che si svelano solo all'occhio attento e curioso, pronto a relazionarsi con una misteriosa e antica scrittura. Ai contenuti espliciti, ai quali si deve la realizzazione di queste opere, sono sottesi contenuti ignoti da ricercare, da scoprire attraverso un diverso modo di osservare.
Con le citazioni dell'arte rupestre, con i suoi animali o figure umane stilizzate, semplificate in uno stile efficace e immediato, sommerse in un magma di simboli e ricontestualizzate attraverso la sovrapposizione di linee disposte secondo un certo ordine o gli elementi puntiformi, a simboleggiare le trasformazioni storiche della comunicazione umana fino all'avvento delle tecnologie digitali, l'artista sperimenta non solo diverse possibilità di comunicazione, ma soprattutto offre una diversa percezione della realtà. Dare visibilità a questa differenza consente di creare le premesse per un vero scambio, per una trasversalità anche sotterranea che permette di scoprire la complessità dell'individuo.
Minya lo fa utilizzando proprio le modalità espressive tipiche dei media informatici, il cui linguaggio è sinteticamente suggerito dai pixel sulla tela. In tal senso, anche la serialità di un'immagine o la scelta del suo dettaglio all'interno dello spazio pittorico possono essere interpretate come un input per sperimentare altri possibili percorsi visivi, e allo stesso tempo mentali.
Se le forme di comunicazione, così intense, sono molteplici, ancor di più lo è l'esperienza definita in relazione ad esse. Ed è, ogni volta, una nuova esperienza, un evento incantevole. La magia di questo evento permea le superfici materiche, caratterizzate dallo spessore e dai graffiti che spesso si rivelano solo se osservati sotto una certa luce, altro elemento fondamentale nel processo creativo dell'artista. La luce esterna, mai diretta sul dipinto, diventa parte integrante dell'opera, ne rivela il contenuto nascosto, ma crea soprattutto un gioco di ombre sulla tela, che modifica continuamente l'uso e la connotazione dell'opera stessa.
L'arte di Minya, costruita sulla trasformazione inquieta della visione pittorica, si connota come metafora della comunicazione e delle sue mutazioni nel corso della storia, ma ospita essenzialmente dentro di sé il mistero della vita, e con esso, dell'uomo.

Claudio Perri

"Transformunication"
mostra personale alla galleria Tartaruga

Roma, Maggio 2006

Nei dipinti di Minya più che i colori volutamente monocromatici, sono le superfici, lavorate con sapienza, ad imporsi con forza: ...altro
ruvide e incise con animali arcaici, levigate in trasparenze madreperlacee con alfabeti egizi fluttuanti, scavate come reperti archeologici, strutturate da linee e pixel dello schermo video, narrano la comunicazione dell'uomo, egli stesso ridotto a simbolo arcaico. Superfici che si separano per ricomporsi sfalsate e dissolversi nuovamente, dove la magia della luce trasforma i simboli in stimoli visivi che interagiscono con la nostra sensibilità, moderna e problematica. Superfici sommerse in un silenzio meditativo che contempla la presenza eterna di quei messaggi, segni della nostra precarietà esistenziale.

Irina Subotic

"Transformunication"
mostra personale alla galleria Tartaruga

Roma, Maggio 2006

Nel dialogo stabilito fra il pensiero artistico attuale e le traccia delle antiche, originarie civilizzazioni, giovane artista Minya cerca di mantenere equilibrio fra i valori universali e le possibilità visuali del dipinto. ...altro
La sua ricerca si basa sulla materia, gli spessi strati di colore e altri materiali con i quali lei arricchisce la propria opera e con i quali realizza abbondanti strutture in rilievo. Dietro di loro irradiano gli effetti di luce pieni di ombre enigmatiche, particolarmente nelle condizioni di luce diversa sotto la quale la matteria stratificata acquisisce una nuova importanza e senso. Il contrassegno più caratterizzante di opera di Minya la sua capacità di numerose variazioni sul tema di movimento e drammatici mutamenti di forma, nelle quasi monocromatiche soluzioni delle nobili tonalità terricole. In questo modo l’artista realizza il prototipo di comunicazione con i remoti modelli, plasmati nei nuovi media e con le idee nuove e, come in un rondo musicale tanto vicino alle ripetizioni con le variazioni postmodernistiche, nei suoi quadri si sente il linguaggio dei tempi moderni senza abituale esagerato uso di nuove tecnologie: loro sono soltanto sottointese, come si lascia intendere che latente astratto dei suoi quadri porta anche significato del senso riconoscibile.
Vivendo nell’ambiente della città eterna di Roma, giovane artista comprensibilmente ha sentito depositi di materia e strati di civiltà come l’imperativo del proprio impegno; in quel senso i suoi lavori si possono leggere come il dialogo con la società alla quale sempre di più appartiene lei stessa. $

Italia Sera

La mostra di Minya nel Febbraio 2006

Febbraio 2006

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"Transformunication"

Roma, Maggio 2004

by Stefania Misio


Minya è un'autentica pittrice simbolica dotata di una sensibilità distintiva. ...altro
Minya ama accompagnare il suo pubblico verso una tridimensionalità emotiva grazie a minimali variazioni degli strati materici che prepara per poi incidervi con decisione i suoi alfabeti. Attenta al problema della comunicazione, l'Artista combina coerentemente la ricerca dei simboli visivi con la costante esplorazione dei modi e dei contenuti del complesso sistema della comunicazione. Giovane ma già esperta nella tecnica e nella ricerca, Minya raccoglie un numero crescente di consensi, sia da parte di coloro che credono nella pittura esclusivamente come piacere per l'occhio, sia da parte di coloro che ritengono che dietro ogni movimento del pennello debba esserci un grande sforzo intellettuale.

JAT review

La compagnia aerea nazionale serba dedica un ampio reportage su Minya nella sua rivista di bordo.

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Gradjanski list

Novembre 2003

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